Roberto Fasciani è il nuovo Direttore di EUROPE CHINESE NEWS.
mercoledì 21 settembre 2016
ROBERTO FASCIANI DIRETTORE DI EUROPE CHINESE NEWS
a destra, la Presidente di MILAN HUAXIA GROUP, Angela Zhou
Roberto Fasciani è il nuovo Direttore di EUROPE CHINESE NEWS.
Roberto Fasciani è il nuovo Direttore di EUROPE CHINESE NEWS.
giovedì 26 novembre 2015
L'efficacia temporale della nuova disciplina delle mansioni
fonte: www.consulentidellavoro.it
Il Tribunale di Roma, con sentenza depositata il 30 settembre 2015, si è pronunciato per la prima volta sull'efficacia temporale del nuovo art. 2103 c.c., modificato dal dlgs n.81/2015, che permette al datore di lavoro di modificare le mansioni del dipendente che rientrano nello stesso livello di inquadramento del contratto collettivo. Per i giudici di Roma il demansionamento costituisce una sorta di “illecito permanente”, che si attua e rinnova ogni giorno in cui il dipendente è mantenuto a svolgere mansioni inferiori.
Pertanto “la valutazione della liceità" del demansionamento voluto dal datore "va necessariamente compiuta con riferimento alla disciplina legislativa e contrattuale vigente giorno per giorno”. Non conta, quindi, il momento in cui è iniziato il demansionamento, poiché se l’azienda ha adibito il lavoratore a mansioni inferiori sul piano “professionale” ma equivalenti su quello dell’inquadramento contrattuale collettivo, con l’entrata in vigore del nuovo decreto viene sanato l’illecito ed interrotto sia il demansionamento sia il computo dell’eventuale risarcimento del danno professionale arrecato al dipendente.
Il Tribunale di Roma, con sentenza depositata il 30 settembre 2015, si è pronunciato per la prima volta sull'efficacia temporale del nuovo art. 2103 c.c., modificato dal dlgs n.81/2015, che permette al datore di lavoro di modificare le mansioni del dipendente che rientrano nello stesso livello di inquadramento del contratto collettivo. Per i giudici di Roma il demansionamento costituisce una sorta di “illecito permanente”, che si attua e rinnova ogni giorno in cui il dipendente è mantenuto a svolgere mansioni inferiori.
Pertanto “la valutazione della liceità" del demansionamento voluto dal datore "va necessariamente compiuta con riferimento alla disciplina legislativa e contrattuale vigente giorno per giorno”. Non conta, quindi, il momento in cui è iniziato il demansionamento, poiché se l’azienda ha adibito il lavoratore a mansioni inferiori sul piano “professionale” ma equivalenti su quello dell’inquadramento contrattuale collettivo, con l’entrata in vigore del nuovo decreto viene sanato l’illecito ed interrotto sia il demansionamento sia il computo dell’eventuale risarcimento del danno professionale arrecato al dipendente.
giovedì 22 ottobre 2015
27 OTTOBRE-13 NOVEMBRE 2015, A ROMA, VIA ERCOLE BOMBELLI 22, MOSTRA DELL'ARTISTA FILIPPO SODDU
nella foto, l'artista milanese Filippo Soddu
Roma - Filippo Soddu "Recollage fra pensiero e materia" inaugurazione 27 ottobre
ore 18,00
Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083
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Spazio aperto 2015
FILIPPO SODDU
RECOLLAGE
fra pensiero e materia
Martedì 27 ottobre 2015 alle ore 18,00 a Roma presso lo Studio Arte Fuori Centro via Ercole Bombelli 22, si inaugura la mostra di Filippo Soddu "Recollage fra pensiero e materia"a cura di Giorgio Bonomi
L’esposizione rimarrà aperta fino al 13 novembre, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.
L’evento è il terzo appuntamento di Spazio Aperto 2015 ciclo di quattro mostre in cui l’associazione culturale Fuori Centro ha invitato gallerie e critici di altre regioni italiane a segnalare artisti appartenenti al proprio territorio per tracciare i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nei multiformi ambiti delle esperienze legate alla sperimentazione.
"La mostra presenta al pubblico gli ultimi lavori dell’artista milanese Filippo Soddu nei quali la pittura si fonde con il collage, opere che sono il risultato di un percorso concettuale in cui l’azione dell’artista si registra sulla tela nella sua fase conclusiva: le aggregazioni di materia che si condensano sulla superficie pittorica, sono la testimonianza di un’azione di distruzione e ricostruzione simbolica di un universo che chiede di essere ordinato e nuovamente accolto. L’atto creativo è dunque il risultato di una fase performativa che si dà al pubblico come momento di riconciliazione tra materia e pensiero.
Soddu può vantare tre ascendenti storici per queste sue recenti opere: Pablo Picasso, la Pittura monocroma e Mimmo Rotella. Picasso perché è lui l’inventore del collage, tecnica usata dal Nostro; la Pittura monocroma perché questa viene da lui praticata e Rotella per gli “strappi” di carta che creano i pezzi con cui realizza i collage. Soddu peraltro, a differenza del Maestro calabrese, non si limita alla pars destruens (lo strappo, la lacerazione appunto), ma procede ulteriormente con un’azione di ricomposizione dei frammenti, ed è proprio questa fase quella che più affascina Soddu".
Recollage
fra pensiero e materia
Giorgio Bonomi
Già il titolo di questa mostra di Filippo Soddu ci immette nelle
complessità della tecnica e dei contenuti delle sue opere. Recollage
è un termine più appropriato di collage anche se il procedimento,
introdotto da Pablo Picasso e Georges Braque, è lo stesso.
Infatti il Nostro taglia, strappa, frantuma della carta per poi “rincollarne”
i pezzi sulla tela o sulla tavola.
Ed anche il sottotitolo, “fra pensiero e materia”, ci rimanda
direttamente a quella divisione tra realtà spirituale e realtà
materiale che René Descartes definiva res cogitans e
res extensa, la cui unione poteva esserci nella ghiandola
pineale, per cui metaforicamente quest’ultima, per l’arte
di Soddu, è l’opera che appunto unisce pensiero (e sentimento,
emozioni eccetera) e materia (il supporto, la carta, il colore
eccetera).
Soddu, quindi, si riallaccia alla storia (della filosofia e
dell’arte) senza timore di apparire “inattuale”; del
resto l’arte (vera) è sempre inattuale, altrimenti sarebbe
“moda”, e sempre ha degli ascendenti cui riferirsi e,
nello stesso tempo, da cui allontanarsi: così si dipana
la storia dell’arte, come tutte le altre storie, con i loro
progressi e le loro involuzioni.
Picasso con i papiers collés negava la regola fin lì seguita
dall’arte, basata sul colore e il pennello, e dimostrò che
non esistono materiali nobili, e puri, e materiali volgari,
e poveri, per cui ogni mezzo, ogni materia è in grado
di esprimere i contenuti che l’artista vuole fissare sulla e
con l’opera.
Ma, se Picasso e Braque prendevano e usavano delle c
arte “imitative” della materia (il legno, il marmo, l’impagliatura
di una sedie ed altro ancora), Soddu lavora in modo più
concettuale ed astratto: infatti colora un foglio di carta, lo
spezzetta e lo (r)incolla sul supporto, a sua volta già preparato
con una passata o due di pittura, e su cui poi ripassa il colore,
ad “uniformare” l’intera composizione. Questa si offre monocroma
– non nel senso assoluto di un solo colore, bensì in quello
della “risultante”, cioè come appare all’occhio dell’osservatore
–, riallacciandosi ad un altro concetto (e modalità) basilare
dell’arte contemporanea, la monocromaticità che, da Malević
in poi ha influenzato tanta arte visiva.
Se poi riflettiamo sui titoli che Soddu dà alle sue opere,
comprendiamo ancora meglio le sue operazioni. “Aggregazione”
sta ad indicare la “ricostruzione” di senso di quei frammenti ottenuti
con gli strappi – si noti che qui l’artista fa un passo ulteriore rispetto
al decollage di Mimmo Rotella –, quindi evidenzia la possibilità
di rinascita, di evoluzione, anche di fronte alla frantumazione e
alla decostruzione (ancora un ricordo, un’eco di un’altra Avanguardia
storica, quel Futurismo che voleva realizzare “la ricostruzione
futurista dell’universo”).
E c’è di più: se in tutte le storie del Cubismo troviamo che
questa tecnica viene introdotta nel 1912, dopo che nel 1911
erano state usate le lettere dell’alfabeto sull’opera, in Soddu
troviamo un movimento esattamente inverso: dal collage,
che comunque viene conservato nelle sue modalità, all’introduzione
aggiuntiva della scrittura alfabetica nelle opere. Infatti, in una
recente serie di lavori, troviamo delle frasi tratte dai racconti di
Franz Kafka il quale annullava le connessioni causali tra spazio
e tempo come faceva il collage storico e come fa Soddu nel
rinnovamento attuale di tale metodo.
Non vorrei, però, che con questa mia analisi “chirurgica” delle
opere di Soddu si perdesse il piacere che, al contrario dell’algidità
critica, si prova alla prima visione delle sue opere: sempre delicate,
liriche, ed anche quando il colore si scurisce e i frammenti
sono più evidenti, mostrando pure una leggera aggettanza che
dà all’opera la tridimensionalità, il contenuto non appare
drammatico bensì intensamente “pensoso”, severo, e richiama
la prima fase del Cubismo parigino, quello analitico che, non a
caso, si esprimeva con toni scuri e quasi monocromi.
Soddu pratica l’arte da alcuni anni portando avanti il suo discorso
con rigore, senza tentennamenti né mutamenti repentini, certo
con i necessari sviluppi ma tutti interni al suo sentire e al suo dire,
dimostrando così quella coerenza che è un’altra caratteristica
necessaria all’arte e all’artista, per essere tali.
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martedì 7 ottobre 2014
INCONTRO DI RENZI CON I SINDACATI-MAMMUTH. POLITICAMENTE CORRETTO MA CONCRETAMENTE INUTILE PERCHE' DA TEMPO NON SONO PIU' REALMENTE RAPPRESENTATIVI DI CHI LAVORA MA SOLO DI CHI CAMPA DI TASSE.
Penoso epilogo stamattina di mesi di incomunicabilità. I vertici di CGIL-CISL-UIL-UGL non hanno avuto neppure un'impennata di orgoglio.In pochi minuti è stata sancita la loro inutilità. Il Governo parla un linguaggio di riforme troppo moderno perchè sia recepito da questi ruderi.Andrà di fatto avanti senza di loro, nonostante loro e le future nostalgiche parate, come quella del 25 ottobre, di un regime di concertazione che non esiste più.
L'AGL ritiene che lo Statuto dei Lavoratori, quindi anche l'art. 18, vada modificato in direzione di quanto indicato dal Governo in quanto queste vecchie norme ormai sono dannose sia per chi lavora che per chi il lavoro lo sta cercando.L'ideale sarebbe il sistema americano ma ci rendiamo conto che sarebbe un salto troppo grosso per l'Italia. Certo che (e la Spagna lo dimostra) la direzione per attrarre investimenti è quella e sarebbe bene evitare di perdere tempo, pena l'emigrazione senza ritorno dei lavoratori italiani verso l'estero.Buona l'idea di mettere in busta paga il TFR su base volontaria e giuste le cautele che si stanno adottando per prevenire una crisi finanziaria delle PMI.E bene anche perchè più TFR si sottrae ai Fondi Previdenziali fallimentari di CGIL-CISL-UIL (che non a caso vi si stanno opponendo con insolita veemenza) meglio è. Bravo Renzi a rompere le uova nel paniere della Triplice anche prospettando una legge sulla rappresentanza. E' incostituzionale e truffaldino l'Accordo in materia dei sindacati con Confindustria e il Governo lo deve mandare all'aria.Siamo, sin dai tempi di Sacconi, per lo sviluppo della contrattazione aziendale e territoriale che aderisca meglio alle diverse realtà del Paese e promuova una maggiore produttività. Vanno spazzati via il dumping contrattuale, la falsa cooperazione e lo sfruttamento degli extracomunitari attraverso la fissazione del salario minimo. Il precariato va superato innanzitutto da un punto di vista culturale, passando a un sistema in cui tutti, nessuno escluso, passino da un lavoro all'altro senza traumi o privilegi anacronistici. Le politiche attive del lavoro e la vigilanza dovranno essere trasformate in maniera consequenziale. Così come gli ammortizzatori sociali. Ichino ha ragione nell'individuare nel contratto di ricollocazione una possibile via per superare un sistema di Cassa Integrazione che lega per anni lavoratori a posti di lavoro che non torneranno più.E infine la riforma della Pubblica Amministrazione. Va accelerata con determinazione. I processi avviati da Renzi richiedono risorse ingenti? Benissimo, purchè non vengano aumentate le tasse e sia ridotto il cuneo fiscale. Dove recuperare? Dalla Spending Review che va portata alle estreme conseguenze, riguardo alla macchina pubblica. Occorre, in fretta, equiparare in tutto e per tutto ai lavoratori privati i tre milioni e passa di dipendenti pubblici e, poiché la pacchia è veramente finita, è ora che lo Stato si disfi di ciò che ha di più caro, ossia, di qualche Ministero. Come si fa? Analogamente a quanto accaduto col Teatro dell'Opera di Roma. Ma facciamo presto.
venerdì 5 settembre 2014
“BLOCCO CONTRATTUALE” PER GLI STATALI FINO AL 2015: DOV'E' LA NOTIZIA?E' UN' ALTRA: FINO A IERI GLI STATALI ERANO PRESI PER IL CULO DIRETTAMENTE DAI GOVERNI. ORA NON PIU': CI PENSERANNO GLI “UOMINI IN DIVISA”.
Ci eravamo dimenticati dell'esistenza
dei Sindacati del lavoro pubblico. Non si sentivano più in giro.
Poi, all'improvviso una non notizia (il blocco degli aumenti, se
ricordate (DEF aprile 2014), è quasi sicuro fino al 2020 per motivi
di finanza pubblica) ha fornito nuovo materiale per i quotidiani di
gossip politico.La ragione è semplice: di cosa si sarebbero
altrimenti occupati nei prossimi 6 anni i sindacati?come noto, Renzi
ha cambiato stile. Non più tavoli e consultazioni coi sindacati ma
richiesta diretta ai lavoratori di pareri e proposte. Volontà di
eludere ed elidere i corpi intermedi? No, semplicemente non perdere
tempo e non farsi deviare dai corpi morti più o meno intermedi, più
o meno rappresentativi.Divertente. Gli hanno obbiettato che con le
riforme istituzionali non si mangia e lui reagisce rifiutandosi di
masticare carne defunta. Ovviamente è partita la rituale
proclamazione di preavvisi di sciopero la quale però è stata
immediatamente sovrastata da un pronunciamento golpista e fascistoide
di sindacati e Cocer degli uomini in divisa. Che tra parentesi (e
neanche tanto) minacciano , di fatto, di violare la Costituzione ,
dato che ci risulta che determinate categorie di servitori dello
Stato non abbiano diritto di sciopero. E di operare una grande
mistificazione, visto che si tratta di categorie lasciate fuori dalla
contrattualizzazione del pubblico impiego.Ricordate gli applausi agli
agenti inquisiti per gravi reati durante un congresso di un sindacato
autonomo di polizia? Altro che le patetiche banane di Tavecchio...E
qui ,sorpresa: è stata pubblicizzata una immediata disponibilità
all'incontro, seppure scevra da tentazioni di cedere al ricatto.
Anche i sindacati del lavoro pubblico erano stati incontrati, ma solo
dalla Madia e non personalmente da Renzi e con modalità sbrigative e
disillusorie. Gli uomini in divisa invece no. Saranno ricevuti
“personalmente” dal Premier e non solo e tanto dai vari Ministri
competenti.Questa disponibilità temperata dalla contestuale
sottolineatura che cinque polizie sono comunque troppe. Come dire:
venite pure alla riunione, anche in divisa ma attenti a quello che
dite e a dove vi sedete perchè potrebbero esserci anche per voi dei
bei forbicioni di cottarelliana fattura pronti a stagliuzzarvi le
gallonate chiappe.Beh, tutt'altra grinta rispetto alla reazione di
maniera di Alfano che l'immaginario collettivo pensa afflitto e
impaurito dalla possibilità che un bel giorno la sua scorta si
rifiuti di accompagnarlo al “lavoro”.Era aperto un tavolo presso
il suo Dicastero proprio su questi temi ma evidentemente (era
successo nei giorni scorsi anche nei suoi colloqui-bidone con le
autorità europee sulla questione Frontex) il piglio autorevole è
ancora un limite del politico che tuttavia si applica molto pur senza
immediati risultati.
Ma il dato fondamentale è che questa
differenza di trattamento tra statali e uomini in divisa (un vero e
proprio schiaffo, altro che le vignette di brunettiana memoria) è la
definitiva sepoltura di ogni e qualsiasi speranza per i lavoratori
pubblici non in divisa. Una certificazione crudele dell'inutilità
della Pubblica Amministrazione così come oggi si configura in
Italia. Quando i Sindacati pubblici urlano, imprecano e propongono lo
sciopero generale, vi prendono quindi per il culo.Il Governo
giustifica tale situazione col fatto che una comunità con un milione
di disoccupati ha altre priorità e altre urgenze. Le risorse sono
limitate e occorre fare delle scelte.Come avviene quando una
autoambulanza deve scegliere a chi prestare prima le cure, nel caso
abbia davanti più feriti.Si dice: non è vero. Le risorse per
“curare” anche gli altri ci sarebbero ma non c'è la volontà
politica di reperirle.In particolare si evoca la triade “evasione
fiscale,società partecipate, corruzione”. Questo governo è in
carica da 6 mesi, i suoi ministri sono giovani o per lo più estranei
o ininfluenti rispetto agli assetti politici precedenti. Hanno
promesso di mettere le mani in quelle tre problematiche e qualcosa,
in 6 mesi, hanno iniziato a fare. Se tra 1000 giorni riusciranno a
tener fede agli annunci bene. Altrimenti Renzi vedrà dissolversi il
suo 40% e al governo avremo Grillo o il Centro Destra o addirittura
avremo la Troika a comandare sull'economia italiana.La domanda allora
è: era ed è possibile entro dicembre (tra 3 mesi) far saltar fuori
da “evasione fiscale,società partecipate, corruzione” i miliardi
per aumentare di 100 euro al mese lo stipendio di tutti gli
statali?Perchè di questo tipo di aumento si tratterebbe. Ci sembra
improbabile. E allora di cosa stiamo parlando? Le risorse per le
150.000 assunzioni nella scuola (non immediate ma a partire dal
settembre 2015 e diluite in tre anni) verranno dalla Spending Review,
se riuscirà. Taglio del 3% a tutti i Ministeri di spesa. Tagli
lineari (obbligati, come più volte solo noi abbiamo sostenuto,
perchè i tagli mirati non sono attuabili in un paese di lobby e
mafie come l'Italia). Apriti cielo!“evasione fiscale,società
partecipate, corruzione”: in aggiunta ai soldi per gli aumenti
degli stipendi pubblici dovrebbero vedere il recupero di risorse
anche per le assunzioni degli insegnanti precari. Se fosse questione
di sola volontà politica (e non invece come pensiamo noi di
oggettiva impossibilità tecnica di ottenere risultati a breve
termine in una situazione tipica di buoi scappati) qualcuno ci sa
indicare quale schieramento politico realisticamente, vincendo le
elezioni, avrebbe potuto, potrebbe o potrà in tre mesi tirar fuori
tutte queste risorse? Ma siete sicuri che ancora in Italia vi siano
tutti questi soldi o che invece non siano stati già portati
altrove?Non credete che la risposta non sia nel passato ma nel
futuro, nel riorganizzare il Fisco,i Servizi Pubblici e gli appalti
pubblici?e soprattutto, in misure shock, immediate, per fronteggiare
l'emergenza occupazionale non con assunzioni pubbliche ma mettendo le
imprese in condizione di lavorare in Italia? Ma i Sindacati del
Pubblico Impiego si accontenterebbero di meno: che la Corte
costituzionale dichiari illegittimo il blocco dei contratti (e poi,
da dove uscirebbero fuori i soldi?) e che riesca uno sciopero
generale, cioè che ogni lavoratore butti via una giornata di
retribuzione, equivalente a una frazione mensile dell'aumento
contrattuale, facendo risparmiare il governo, come tutti sanno. Anzi,
potrebbe essere una idea: un mese di sciopero generale (d'accordo col
Governo). Col risparmio il Governo potrebbe rinnovare i contratti,
concedere gli aumenti, far vincere politicamente i sindacati. Solo
che il singolo lavoratore alla fine dell'anno si troverebbe con lo
stesso reddito di prima.O forse non sciopererebbe nessuno, cercando
di fregare i colleghi costruendosi un aumento col sacrificio altrui.
Ma a parte questi scenari tragicomici,
è l'inadeguatezza politica dei sindacati che fa piangere. I
Sindacati dovrebbero essere i primi sostenitori dei tagli e delle
riforme perchè gli sprechi sono contro i lavoratori, così come una
PA inefficiente. I sindacati della scuola dovrebbero porre il
problema del numero eccessivo degli insegnanti , nonostante queste
150.000 annunciate assunzioni e sostenere una vera riforma che porti
la scuola italiana all'altezza degli standard europei.
Ma anche sugli uomini in divisa questa
bagarre sta occultando alcune questioni di fondo.Una sola Polizia al
posto di cinque, l'aumento degli stipendi ai poliziotti
ridimensionando quelli dei dirigenti di polizia, la costruzione di
nuove carceri, l'adozione di un modello all'americana relativamente
al diritto del cittadino di armarsi. In Italia c'è troppa polizia .
Ridurre il numero,pagarli meglio, educare il cittadino alla difesa
personale.Non c'è sicurezza, è un fatto incontestabile. Se il
cittadino potesse proteggersi da solo, minacce incostituzionali di
sciopero delle forze dell'ordine sarebbero irrilevanti.Come al solito
in Italia vi sono categorie che cercano di approfittare di ritardi
dello Stato.
Analogamente per la difesa. Nella quale
albergano ancora troppi papaveri, imboscati e parassiti.Vedremo se
effettivamente questi soldi saranno stati in questi decenni ben spesi
quando , come sta accadendo ora, prenderà corpo il rischio di
attentati terroristici interni, o di attacchi da sud o da est da
parte di fondamentalisti e tagliagole. Il cittadino italiano medio è
concretamente oggi in grado, in caso di necessità, di difendere sé
stesso, la sua Famiglia e la Patria imbracciando un' arma, al pari di
quanto avviene in altri paesi?PA, Scuola, Difesa: la domanda è
sempre la stessa. Si tratta di organizzazioni efficienti?Utili?Che
giustifichino il carico fiscale sui cittadini?Il problema, come si
vede, è un po' più complesso e grave dei 100 euro in più nello
stipendio e dell'appartenenza o meno al ceto medio di chi lavora in
questi settori.
Così come, parlando della riforma
della PA, dobbiamo decidere se perdere ancora tempo dietro a sogni
irrealizzabili come si è fatto negli ultimi 40 anni o se è arrivata
ora di intraprendere altre strade .La lotta all'evasione fiscale
(fenomeno storicamente speculare e legato, non dimentichiamolo,
all'indebitamento pubblico e alle assunzioni clientelari soprattutto
a beneficio del Mezzogiorno nella Pubblica Amministrazione) è
fallita perchè è il sistema fiscale che ha assunto caratteristiche
demenziali. L'idea della Flat Tax è ottima e a chi obbietta la
violazione del principio di progressività (obiezione a cui già
qualificati esperti hanno replicato ipotizzando correttivi sul piano
della modulazione diversificata delle detrazioni) ripetiamo quanto
affermato relativamente all'adozione dello Spoils-System per i
dirigenti pubblici: è una buona occasione per cambiare la
Costituzione. Le conseguenze, relativamente al futuro dell'Agenzia
delle Entrate e ai concorsi per dirigenti, sono ovvie, dal nostro
punto di vista. Certo, se ciò si realizzasse crollerebbe tutto un
mondo di commercialisti, tributaristi, dirigenti-funzionari che
arrotondano da consulenti, sindacati che hanno alimentato contenziosi
giudiziari,corruzione, ecc. Tra non molto i dirigenti scolastici
decideranno sugli scatti di merito degli insegnanti. Bene, era ora.
Però non basta. Occorrerà che entrambe le figure si aggiornino e
riqualifichino (sì, proprio come si fa con il vecchiume nei centri
storici). E lo stesso nella amministrazione della giustizia. Solo
noi, francamente, abbiamo sempre sostenuto che la riorganizzazione di
quel personale è indispensabile. Ma soprattutto la digitalizzazione
accompagnata dal blocco del turn over. Il futuro è nella diminuzione
del personale in tutta la PA attraverso un utilizzo oculato
dell'informatica e un conseguente risparmio.E se ciò provocasse la
riduzione del numero dei tesserati ai Sindacati, chissenefrega,
meglio così che pesare sull'esistenza dei cittadini.. Se (e non
siamo d'accordo) gli 80 euro vengono considerati una elemosina, cosa
sarebbero invece 100 euro di aumento contrattuale, una botta di
vita?Ma non fateci ridere!Anche qui, è ora di innovare. Guardare in
faccia alla realtà. Chi non è d'accordo in teoria su un aumento di
stipendio a favore di un onesto lavoratore pubblico? Tutti lo siamo.
Ma occorre vedere se ci sono i soldi e se quelli previsti in futuro
siano probabili e veri.L'Italia è un Paese in cui occorre che si
riprenda a creare ricchezza.Se gli espropri proletari non si
realizzano neppure a Cuba o in Cina ci sarà un motivo. E quindi è
difficile che si realizzino in Italia con patrimoniali o prelievi
notturni alla Giuliano Amato o massacrando i proprietari di immobili.
Occorre una giustizia e una equità retributiva, certamente. Ma in
nessun paese del mondo uno si arricchisce facendo l'impiegato
statale. Se, come legittimo, un dipendente pubblico ambisce a
guadagnare di più è giusto , come avviene ora , che lavori in nero
(o peggio, vada in cerca di bustarelle) o non sarebbe meglio che alla
luce del sole, in deroga al principio di esclusività, gli fosse
consentito, pagando le tasse, di fare un secondo lavoro nel privato
o, ancor meglio, di guardarsi intorno e cercare di diventare
imprenditore, lasciando la PA? Avendo veramente più soldi in tasca
da spendere per sostenere consumi e domanda interna?La
Costituzione'Cambiamola, no?Le riforme a che servono, se non a vivere
meglio?La contrattazione pubblica? Ricordate? Solo noi avevamo detto
che era una cagata pazzesca (e, non a caso, nel Pubblico Impiego, le
categorie “forti” se ne sono tirati fuori...).Abbiamo fiducia che
l'Italia emersa dalle recenti elezioni europee abbia colto queste
esigenze e che sosterrà scelte coraggiose e ineludibili. Solo una
richiesta facciamo a Renzi: accelera su riforma fiscale e del lavoro,
perchè è questo che veramente interessa alla gente.
venerdì 18 luglio 2014
CRISI ALITALIA, INGRESSO ETIHAD, ESUBERI. DOPO ESSERCI STRACCIATE TUTTE LE VESTI, VEDIAMO SE PUO' ESSERE UNA BUONA OCCASIONE
Nel prendere atto dell'esito della trattativa
Sindacati-Governo-Alitalia-Etihad, ci sembra necessario esplicitare
il nostro punto di vista.Si tratta di scelte dolorosissime ma ora che
il disastro è conclamato, occorre sforzarsi di pensare a come se ne
esce, alle prospettive.Cominciamo dai punti fermi. Alitalia è
tecnicamente fallita dal 2008. Il fatto che il settore non sia in
crisi ma in espansione aggrava il giudizio negativo sul passato, sui
Capitani coraggiosi e sulla CAI. Più che di una privatizzazione,
dati i connotati statalisti e clientelari della grande imprenditoria
italiana, sarebbe più corretto parlare di una nazionalizzazione
strisciante condotta da sostanziali burocrati mascherati da grandi
imprenditori (solo sulla carta).Se una nazionalizzazione mascherata
non ha risolto nulla ma solo aggravato, figuriamoci cosa avverrebbe
con una nazionalizzazione vera con uno Stato che in Italia è ben
diverso (e meno credibile) da quello di paesi vicini più seri del
nostro. Quindi torniamo alla necessità di un processo di entrata in
scena di privati veri . Costoro esistono ma solo all'estero. E non a
caso il salvataggio vede protagonisti gli Arabi.E' tutt'altro che una
svendita ma un vero e proprio colpo di fortuna che le strutture
aeroportuali italiane siano così interessanti e importanti in quelle
strategie. In caso contrario l'Italia (e l'Alitalia) non avrebbe
avuto scampo. Quindi il fallimento c'è e la crisi è verissima, con
la precisazione che è crisi dell'imprenditoria italiana in questo
come in altri settori.Come se ne esce? Non certo, come propone la
CGIL, con un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione. La vicenda
degli esuberi Alitalia del 2008 dimostra come non serva a nulla non
recidere il cordone ombelicale tra la vecchia azienda e lavoratori
che mai e poi mai potranno ritornare a lavorarvi.Si rimanda solo il
problema e, facendo trascorrere inutilmente anni, si compromette la
possibilità di ricollocazione di quei lavoratori. Anche i sindacati
antagonisti sono incapaci di uscire da una prospettiva
assistenzialistica. Ma che razza di proposta è quella di non
rinnovare il contratto perchè è meglio destinare le risorse in più
a chi perde il lavoro piuttosto che aumentare lo stipendio a chi
continua a lavorare? E' offensivo considerare i lavoratori degli
accattoni senza speranza che debbano razionarsi i viveri. Così si
alimenta solo la disperazione, quando dovrebbe porsi l'accento su
quelle che potrebbero essere le possibilità di reimpiego nel caso in
cui si ponessero gli Arabi nelle migliori condizioni per realizzare i
loro progetti in Italia, che, secondo tutti gli analisti,
reinserirebbero il nostro Paese nella serie A mondiale del traffico
aereo.Ecco forse perchè gli Arabi non ne vogliono sapere di avere a
che fare con questi sindacati: perchè sono sindacati mummificati che
non sanno concepire il lavoratore in difficoltà che come uno
zombie.E' molto intreressante la sperimentazione del contratto di
ricollocazione perchè potrebbe essere, se accompagnata da un sistema
di sostegno al reddito un pò più robusto dell'attuale nel passaggio
da un lavoro all'altro, una soluzione anche per altre crisi. Certo
non è così semplice. Occorrerà vigilare (e a questo dovrebbero
servire i sindacati) sulla corretta applicazione degli
accordi.Riguardo ai contratti di solidarietà, per esempio, è
importante che si sappia che, data la pesante decurtazione della
retribuzione che comportano, gli stessi non sono a lungo sostenibili.
E' una sciocchezza chiedere, come fa la CGIL, l'impegno di Etihad a
mettere nero su bianco quali aziende private assorbiranno una parte
degli esuberi e quale numero di lavoratori ognuna assumerà. Non
viene chiesto in nessuna parte del mondo. Va invece incalzato il
soggetto pubblico perchè questa parte dell'accordo venga seguita con
attenzione nel tempo. E' una occasione importante per capire se
questa Amministrazione del Lavoro abbia ancora un ruolo nelle
politiche attive del lavoro o se invece, come pensano in molti, sia
ora che chiuda affidando queste attività a soggetti privati più
motivati e meno dispendiosi (e dannosi).Contrariamente a quel che si
pensa comunemente in Italia il lavoro c'è, nuovi contratti comunque
in tanti settori si stipulano. Il problema è che non funzionano i
processi di aggiornamento, riconversione e riqualificazione della
manodopera e che i giovani vengono male indirizzati e condizionati
culturalmente, col risultato che la domanda intercetta con difficoltà
l'offerta di lavoro.E proprio i sindacati sono i principali
responsabili, per loro arretratezza, del lavaggio del cervello ai
danni di milioni di lavoratori, anche loro associati. E poi la
riforma del lavoro.Il Jobs Act slitta a settembre.Non sarebbe ora che
il Governo, oltre che fare l'infermiere nelle trattative, cogliesse
l'occasione per dialogare con un soggetto che vuole e sta per
investire in Italia per farsi spiegare concretamente quali tipi di
contratti di lavoro sarebbero più incentivanti per una espansione
occupazionale?Chissà che non ne esca fuori qualcosa di più
entusiasmante di quanto appena avvenuto per il contratto a tempo
determinato, per il quale le cure in laboratorio del governo sono
servite a poco o nulla?
martedì 3 dicembre 2013
COOPERATIVE: IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO DECRETA LA FINE DELL'UNCI E DEL FONDO MUTUALISTICO PROMOCOOP
pubblicato sulla gazzetta ufficiale n.275 del 23 nov.2013
IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Visto l'articolo 45, comma 1, della Costituzione;
Visto il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14
dicembre 1947, n. 1577;
Visto il decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale
18 luglio 1975, pubblicato per estratto nella Gazzetta
Ufficiale
della Repubblica italiana n. 211 dell'8 agosto 1975, con il quale
l'Unione nazionale cooperative italiane (U.N.C.I.) e' stata
riconosciuta quale associazione nazionale di rappresentanza
assistenza e tutela del movimento cooperativo, ai sensi e per gli
effetti degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato n. 1577 del 1947, e ne e' stato altresi'
approvato il relativo statuto;
Visti gli articoli 27 e 28 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300 recante la riforma dell'organizzazione del Governo, a norma
dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, con i quali si
attribuiscono al Ministero delle attivita' produttive le funzioni ed
i compiti gia' di competenza del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale in materia di cooperazione;
Visto il decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito con
modificazioni dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, ed in particolare
l'articolo 1, comma 12, il quale dispone che la denominazione
«Ministero dello sviluppo economico» sostituisce, ad ogni effetto e
ovunque presente, la denominazione «Ministero delle attivita'
produttive» in relazione alle funzioni gia' conferite a tale
Dicastero;
Visto l'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 10
febbraio 2000, n. 361, recante norme per la semplificazione dei
procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di
approvazione delle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto;
Visto l'articolo 3 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220 ed
in particolare il comma 7, in forza del quale il Ministro delle
attivita' produttive puo' revocare il riconoscimento alle
Associazioni nazionali che non sono in grado di assolvere
efficacemente le proprie funzioni di vigilanza sugli enti cooperativi
associati;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 2008,
n. 197, recante il regolamento di organizzazione del Ministero dello
sviluppo economico;
Vista la relazione del Direttore Generale per le piccole medie
imprese e gli enti cooperativi, allegata alla nota prot. n. 121080 in
data 17 luglio 2013, con la quale sono state segnalate perduranti
problematiche ed inefficienze nell'attivita' di vigilanza
dell'U.N.C.I. nei confronti delle cooperative associate, stante il
persistere di una conflittualita' interna circa il soggetto titolato
all'effettiva rappresentanza dell'associazione, manifestata dalla
nomina di rappresentanti legali eletti in adunanze separate, indette
di volta in volta da organi oggetto di contestazione, con
deliberazioni impugnate in sede giurisdizionale che hanno determinato
pronunce difformi e non definitive, rese in sede cautelare;
Vista la relazione dei Sindaci dell'U.N.C.I. i quali nel mese di
dicembre 2010 avevano segnalato un perdurante stato di immobilita'
dell'attivita' amministrativa dell'Associazione di rappresentanza, a
seguito del conflitto insorto in seno ai relativi organi statutari,
il quale non consentiva un andamento ordinato della gestione
amministrativa e associativa, con conseguente mancata approvazione
del bilancio consuntivo 2009 e del bilancio preventivo 2010 nonche'
delle quote associative per l'anno 2010, atti indispensabili per il
corretto svolgimento della vita associativa;
Viste le risultanze dell'attivita' di vigilanza svolta dal
Ministero nei confronti dell'Associazione nell'anno 2011, che ha
confermato irregolarita' gestionali consistenti nella mancata
approvazione di bilanci, nelle intervenute modifiche statutarie in
contrasto con le indicazioni ministeriali, nelle ricorrenti carenze
nella redazione dei verbali di revisione da parte dei revisori
incaricati dall'U.N.C.I.;
Viste le diffide rivolte all'U.N.C.I. a disporre specifici
correttivi nell'organizzazione dell'attivita' revisionale, da
attuarsi mediante programmazione e realizzazione di attivita'
formativa e di aggiornamento dei revisori, in esito alle quali sono
pervenute risposte contrastanti dai diversi soggetti che
rivendicavano, contemporaneamente ed in conflitto tra di loro, la
titolarita' della qualita' di legale rappresentante
dell'Associazione;
Preso atto della corrispondenza intercorsa con la Prefettura di
Roma - Ufficio territoriale del Governo, la quale attesta il
perpetuarsi della situazione di forte conflitto, dovuto alle
contrapposte richieste di iscrizione, quale rappresentante legale,
nel registro prefettizio delle persone giuridiche, da parte di
soggetti diversi, legittimati a seguito di successive pronunce, non
definitive e non univoche, rese dal Tribunale Civile di Roma. In
particolare, nel solo ultimo anno risulta che sulla base di
successive assemblee congressuali e di distinti provvedimenti
giudiziali la Prefettura di Roma ha proceduto ad iscrivere quale
presidente legale rappresentante prima il Cav. Pasquale Amico, poi il
Sig. Cosimo Mignogna, successivamente il Cav. Pasquale Amico e, da
ultimo, in data 29 settembre 2013, il Sig. Cosimo Mignogna;
Vista la nota del Sindacato FE.S.I.C.A., pervenuta in data 13
settembre 2012, con la quale si segnala al Ministero l'assenza di
certezze circa l'effettiva titolarita' della rappresentanza legale
dell'U.N.C.I., ribadita con successiva nota dello stesso Sindacato
del 15 marzo 2013, con la quale si rinnova la richiesta di
chiarimenti sul soggetto titolato a rappresentare l'Associazione in
giudizio, nel procedimento di opposizione al licenziamento di
dipendenti in servizio presso la sede nazionale di U.N.C.I.;
Tenuto conto delle segnalazioni e richieste di chiarimenti rivolte
al Ministero, provenienti da enti di natura pubblica e privata presso
i quali l'U.N.C.I. ha designato propri rappresentanti, circa
l'effettivita' della carica di rappresentante legale
dell'Associazione medesima, stanti le contrastanti affermazioni
provenienti da soggetti che assumono di essere titolati;
Preso atto delle numerose pronunce rese dal Tribunale di Roma,
dalle quali emerge un insanabile conflitto e la non univoca
individuazione del rappresentante legale dell'U.N.C.I. ed in
particolare:
- ordinanza 27 aprile 2012, la quale rinvia alla inevitabile
convocazione dell'assemblea degli associati l'adozione delle
decisioni necessarie per risolvere le problematiche verificatesi e
ripristinare un regolare sistema amministrativo;
- ordinanza collegiale 19 giugno 2012 la quale riconosce la
validita' della costituzione in giudizio dell'UNCI nella persona del
rappresentante legale p.t. Pasquale Amico;
- ordinanza 27 luglio 2012, giudice dott.ssa Buonocore, con la
quale e' stato ingiunto al prof. Paolo Galligioni di "immettere Amico
Pasquale, quale neo nominato presidente dell'U.N.C.I. nella
disponibilita' della documentazione e dei beni di pertinenza della
predetta associazione e di consentire allo stesso il libero accesso
alla sede dell'Ente, per l'espletamento delle funzioni di pertinenza;
astenersi dal compimento di atti ed attivita' riservate, per legge o
per statuto, al Presidente dell'U.N.C.I. o ad altro diverso organo
dell'Associazione; astenersi dalla spendita della qualita' di
presidente dell'U.N.C.I. nei rapporti con gli associati ed i terzi";
- ordinanza 16 novembre 2012, giudice dott. Scerrato, con la quale
e' stata rigettata l'istanza di sospensione della delibera
congressuale del 24 marzo 2012 che ha eletto il Cav. Amico a
Presidente dell'U.N.C.I., confermata con successiva ordinanza
collegiale del 6 febbraio 2013;
- ordinanza del 10 gennaio 2013, giudice dott.ssa Dell'Orfano, che
ha dichiarato la piena regolarita' di tutti gli atti prodromici al
congresso del 24 marzo 2012, riguardante l'elezione del Cav. Pasquale
Amico quale presidente e legale rappresentante dell'U.N.C.I.;
- sentenza n. 16217 dell'11 giugno 2013, depositata in data 22
luglio 2013, con la quale il Tribunale di Roma - III Sezione Civile,
ha accertato che lo statuto dell'U.N.C.I. da applicare e' quello del
2000, dichiarando altresi' nulla la deliberazione del Consiglio
Generale U.N.C.I. del 23 giugno 2010 con cui venne fissata la
convocazione del Congresso nazionale straordinario dell'Associazione
ed approvato il relativo regolamento congressuale. Sulla base di
detto provvedimento giudiziale e del congresso straordinario del 15
luglio 2013, la Prefettura di Roma ha provveduto ad iscrivere nel
registro delle persone giuridiche il signor Mignogna Cosimo quale
presidente e legale rappresentante dell'U.N.C.I.;
- ordinanza del Tribunale Civile di Roma, Sezione III, giudice
dott.ssa Libri, del 29 luglio 2013 con la quale e' stata in via
preliminare rilevata l'infondatezza della eccezione di difetto di
legittimazione passiva dell'U.N.C.I., rappresentata dal Cav. Amico,
sul presupposto della spettanza a costui della carica di presidente
dell'U.N.C.I., a seguito dell'elezione del 24 marzo 2012;
Vista la comunicazione dell'avvio del procedimento di revoca di cui
alla nota prot. n. 145274 in data 6 settembre 2013;
Valutate le argomentazioni formulate mediante deposito di
documentazione prodotta nel corso della accordata audizione delle
parti controinteressate svoltasi in data 18 settembre 2013;
Vista la successiva nota prot. n. 161545 in data 3 ottobre 2013 con
la quale l'Amministrazione ha comunicato la sospensione per trenta
giorni, ai sensi dell'articolo 2, comma 7, della legge 7 agosto 1990,
n. 241 del termine finale del procedimento di revoca;
Preso atto altresi' che, successivamente alla comunicazione del 3
ottobre 2013, inerente la sospensione del termine finale del
procedimento di revoca, in data 18 ottobre 2013 veniva richiesto
all'U.N.C.I. un aggiornamento di notizie circa l'attivita' di
vigilanza svolta;
Preso atto che nel corso del procedimento di verifica dei
presupposti per la revoca, il Cav. Amico ha ribadito l'avvenuta
assegnazione di 3.403 incarichi di revisione cooperativa nell'anno
2013, con la conclusione di solo 296 di essi, ed il Sig. Mignogna ha
dichiarato di aver autonomamente disposto l'effettuazione di circa
1.500 revisioni cooperative dietro segnalazione degli uffici
regionali dell'Associazione, restando dunque acclarata l'incertezza
sulla individuazione della carica di presidente e di soggetto
legittimato all'attribuzione degli incarichi di revisione;
Ritenuto che la predetta incertezza sulla individuazione della
carica di presidente e di soggetto legittimato all'attribuzione degli
incarichi di revisione incide sul corretto svolgimento dell'attivita'
revisionale con possibili ripercussioni sugli esiti della stessa;
Valutate le dichiarazioni e le osservazioni che le due parti hanno
reso negli incontri tenuti presso la Direzione generale per le
piccole e medie imprese e gli enti cooperativi, attraverso le quali
e' stata ribadita da un lato l'impossibilita' di una soluzione
stragiudiziale del perdurante conflitto, dall'altra la riproposizione
dello sdoppiamento delle strutture sociali ed amministrative, fatti
questi che rappresentano un evidente ostacolo alla corretta e serena
gestione del rapporto associativo e revisionale con le cooperative
aderenti;
Considerato che tale perdurante incertezza nella titolarita' della
"governance" associativa ostacola l'efficace svolgimento della
attivita' revisionale nei confronti degli enti cooperativi associati
e le relazioni con i soggetti istituzionali che hanno rapporti con
l'U.N.C.I.;
Preso atto che a causa della conflittualita' interna sono state
fissate due distinte sedi sociali, ubicate in luoghi diversi, con
conseguente indeterminatezza ai fini delle comunicazioni, notifiche e
rapporti istituzionali;
Considerato che la revoca del riconoscimento costituisce l'unico
provvedimento previsto dalla legge come adottabile da parte della
Amministrazione, in presenza di presupposti incidenti sullo
svolgimento corretto ed efficiente della attivita' revisionale nei
confronti delle societa' cooperative aderenti;
Ritenuto che sussistono i presupposti di fatto e di diritto per
l'adozione, ai sensi dell'articolo 3, comma 7, del decreto
legislativo 2 agosto 2002 n. 220, del provvedimento di revoca del
riconoscimento dell'associazione U.N.C.I., atteso che la medesima
Associazione non risulta essere piu' in grado di assolvere
efficacemente alle funzioni di vigilanza sugli enti cooperativi
associati, ad essa demandate;
Considerato che il suddetto riconoscimento e' intervenuto con
decreto ministeriale 18 luglio 1975, adottato ai sensi e per gli
effetti degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, rilevando dunque
sia ai fini della legittimazione allo svolgimento dell'attivita' di
vigilanza sia ai fini dell'acquisto della personalita' giuridica;
Considerate le sopravvenute modifiche normative (articolo 1 del
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361,
recante norme per la semplificazione dei procedimenti di
riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle
modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto e articolo 3 del
decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220) le quali circoscrivono il
riconoscimento da parte di questo Ministero alla sola legittimazione
allo svolgimento dell'attivita' di vigilanza;
Considerato che il presente provvedimento di revoca incide su di un
riconoscimento, avvenuto in epoca antecedente alle suddette modifiche
normative, che ha rivestito la duplice inscindibile valenza di
legittimazione allo svolgimento dell'attivita' di vigilanza e di
acquisto della personalita' giuridica, e dunque deve valere per ogni
effetto conseguente allo stesso riconoscimento;
Visto l'articolo 11, comma 1, della legge 31 gennaio 1992, n. 59,
il quale prevede che le associazioni nazionali di rappresentanza,
assistenza e tutela del movimento cooperativo, riconosciute ai sensi
dell'articolo 5 del citato decreto legislativo del Capo provvisorio
dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, e successive modificazioni, e
quelle riconosciute in base a leggi emanate da regioni a statuto
speciale possono costituire fondi mutualistici per la promozione e lo
sviluppo della cooperazione, i quali possono essere gestiti senza
scopo di lucro da societa' per azioni o da associazioni e sono
alimentati ed incrementati ai sensi dei commi 4 e 5 del medesimo
articolo 11;
Considerato che l'U.N.C.I. ha costituito un fondo mutualistico
gestito da Fondo per la promozione e lo sviluppo della cooperazione -
Promocoop S.p.A.;
Ritenuto di dover disporre circa gli aspetti conseguenziali alla
revoca del riconoscimento dell'U.N.C.I.;
Decreta
Art. 1
1. Ai sensi dell'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 2
agosto 2002, n. 220, e' revocato ad ogni effetto il riconoscimento
dell'Unione nazionale cooperative italiane (U.N.C.I.), quale
associazione nazionale di rappresentanza e tutela del movimento
cooperativo, di cui al decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale 18 luglio 1975, adottato ai sensi degli articoli 4
e 5 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14
dicembre 1947, n. 1577.
Art. 2
1. A far data dalla pubblicazione del presente decreto, l'U.N.C.I.
non e' piu' legittimato a ricevere alcun versamento di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello
Stato n. 1577 del 1947, a titolo di contributo per l'attivita'
revisionale da parte delle cooperative e degli enti mutualistici,
quali individuati ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo n.
220 del 2002.
2. A far data dalla suddetta pubblicazione, all'associazione
U.N.C.I. e' fatto divieto di accettare versamenti relativi alle
fattispecie di cui al comma 1, pena le responsabilita' configurabili
alla stregua della normativa vigente.
3. Con successivo provvedimento saranno stabiliti criteri e
modalita' per la definizione dei rapporti pendenti e per la
individuazione delle risorse residue, acquisite per le attivita'
revisionali, da versare al Bilancio entrata dello Stato, Capo XVIII,
Capitolo 3592.
Art. 3
1. A far data dalla pubblicazione del presente decreto, cessa la
legittimazione della societa' Fondo per la promozione e lo sviluppo
della cooperazione - Promocoop S.p.A., che gestisce il fondo
mutualistico costituito dall'U.N.C.I. ai sensi dell'articolo 11 della
legge 31 gennaio 1992, n. 59, ad accettare versamenti e devoluzioni
di cui al medesimo articolo 11, commi 4 e 5, rivenienti dalle
societa' cooperative e dagli enti mutualistici quali individuati ai
sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 220 del 2002.
2. A far data dalla suddetta pubblicazione, alla societa' Fondo per
la promozione e lo sviluppo della cooperazione - Promocoop S.p.A. e'
fatto divieto di accettare versamenti e devoluzioni relativi alle
fattispecie di cui al comma 1, pena le responsabilita' configurabili
alla stregua della normativa vigente.
3. Con successivo provvedimento saranno stabiliti criteri e
modalita' per la definizione dei rapporti pendenti e per la
individuazione delle risorse residue, acquisite per le finalita' di
cui al citato articolo 11, da versare al Bilancio entrata dello
Stato, Capo XVIII, Capitolo 3592.
Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Avverso il presente provvedimento e' ammesso, entro 60 giorni,
ricorso giurisdizionale dinanzi al Tribunale amministrativo regionale
per il Lazio ovvero, entro 120 giorni, ricorso straordinario al
Presidente della Repubblica ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica n. 1199 del 1971.
Roma, 22 novembre 2013
Il Ministro: Zanonato
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